INTRODUZIONE:
Il 1998 sarà ricordato dagli astrofili come l'anno dei rifrattori;
fu in quell'anno che furono presentati sul mercato rifrattori dall'apertura
rilevante a un prezzo sostanzialmente accessibile; uno di questi è
l'Antares Callisto.
Il Callisto è un rifrattore acromatico da 120mm di diametro
e 1 metro di focale.
ASPETTO ESTERNO:
Le finiture sono a livello tutt'altro che scadente, spicca il bel tubone
verniciato in nero lucido caratterizzato da un barilotto porta-obiettivo
svasato al fine di poter utilizzare un tubo di diametro ragionevole; il
paraluce (smontabile) è realizzato in materiale plastico.
Spicca inoltre il camionesco focheggiatore e la montatura alla tedesca
motorizzabile denominata EQ 3.2 con treppiede in alluminio regolabile.
A corredo dello strumento viene fornito un cercatore 6x30, un diagonale
a specchio da 31.8mm, un filtro lunare e 2 oculari KE da 10 e 25mm di qualità
non certo esuberante.
OTTICA:
L'obiettivo da 120mm di diametro è formato da un classico doppietto
acromatico di tipo Fraunhofer aperto a f/8.3 (1000mm); con queste prerogative
è auspicabile le presenza di aberrazioni cromatiche soprattutto
extra-assiali.
Considerando l'ottimo test pubblicato sulla rivista N. Orione (a cura
di W. Ferreri) la lavorazione delle ottiche si attesta a ½ lambda
RMS, entro i limiti di diffrazione quindi.
Osservando l'obiettivo non traspare alcun difetto e si nota l'ottimo
trattamento antiriflessi; le 2 lenti sono spaziate in aria tramite 3 distanziali
posti a 120°.
Non è possibile eseguire la collimazione dell'ottica.
Il focheggiatore è quanto di meglio disponibile per uno strumento
di questa classe; dimensioni esagerate, scorrevolezza esemplare e un'estrazione
tale che potrebbe tranquiIlamente mettere a fuoco senza diagonale con un
oculare di lunga focale.
Una raffinatezza il blocco a vite dello scorrimento e una filettatura
di montaggio accessori fotografici; il Callisto consente infatti sia la
ripresa fotografica al fuoco diretto che in proiezione.
MONTATURA:
La montatura alla tedesca Antares EQ 3.2 è praticamente la stessa
che equipaggia alcuni modelli Celestron, Konus e Ziel.
La montatura in questione mi è parsa ben dimensionata specie
per l'uso visuale; per la fotografia a lunga posa occorre fare un po' di
attenzione poiché si rende necessario l'uso di uno strumento guida
che aumenterebbe ulteriormente il carico.
Entrambi i movimenti sono su corona dentata e vite senza fine, quindi
senza alcun fondocorsa; i cerchi graduati sono però decisamente
piccoli e poco leggibili in quanto quello di declinazione ha un indice
troppo lontano dal cerchio e il nonio in AR non è il massimo della
chiarezza.
La montatura è motorizzabile con un buon motore passo-passo
(Navigator 03378) che personalmente fornirei di primo equipaggiamento.
Apprezzabile in compenso la presenza del cannocchiale polare, dei movimenti
fini di stazionamento e della bolla cilindrica.
Il cavalletto in alluminio multisezione in dotazione permette regolazioni
in altezza e ampiezza.
LA PROVA SUL CAMPO
La prova si è svolta la sera del 4-1-2000 (eccetto per il Sole
e Venere).
Condizioni meteo: sereno.
Temperatura: - 2°C.
Trasparenza atmosferica: buona.
Seeing (Antoniadi): II (Ottimo).
Fase lunare: 26° giorno (Luna nuova).
La voglia di mettere alla frusta il "grande rifrattore" era tanta, tuttavia
ho eseguito senza fretta le operazioni di rito come la messa in bolla e
l'allineamento col Polo (peraltro facilitati grazie al cannocchiale polare)
e dopodichè ho atteso una ventina di minuti per permettere un corretto
assestamento termico.
La verifica della corretta collimazione ha dato esito positivo, gli
anelli di diffrazione erano ben centrati ma soprattutto erano pochi e debolucci,
il chiaro messaggio che riceve chi osserva da uno strumento non ostruito;
un rapido test sulle capacità risolutive del Callisto l'ho eseguito
sulla doppia (Orionis (Rigel) a 158x separandola brillantemente dal più
debole compagno.
GIOVE: impossibile mancare l'appuntamento col gigante del sistema
solare se stiamo osservando con un rifrattore; sin dalla prima occhiata
utilizzando il KE10 (100x) si rimane sbalorditi: immagine fermissima e
luminosa, i dettagli visibili non sono al livello di uno Schmidt-Cassegrain
da 20cm ma sono subito evidenti.
Il rovescio della medaglia si manifesta con l'apparire del bordo azzurro
attorno al pianeta, dovuto al cromatismo, ma devo ammettere che pensavo
molto di peggio.
Utilizzando un oculare OR9 (111x) si fanno passi da gigante rispetto
al Kellner di serie; le bande equatoriali sono nettamente più perturbate,
evidenti sono la macchia rossa e alcuni pennacchi equatoriali, la STB e
2 bande temperate all'emisfero nord e tutto questo a "soli" 111x, vale
a dire con tutto il potenziale ancora da esprimere!
Credo che non sia azzardato dire che per questo strumento l'uso di
oculari (peraltro introvabili) ortoscopici Abbe sarebbe la miglior scelta
possibile visto che oculari dal campo apparente troppo ampio potrebbero
esaltare il cromatismo extra-assiale.
Passando ad un SP6.4 (158x) si migliorano i dettagli visibili, specie
con un filtro #80A non si rimpiange uno strumento maggiore.
L'ingrandimento massimo ottenibile in condizioni di seeing ottime dovrebbe
attestarsi attorno ai 220/240x, purtroppo sono sprovvisto di oculari corti.
SATURNO: osservando Saturno si sente maggiormente l'impossibilità
di "spingere" con gli ingrandimenti; sempre con l'SP6.4 (158x) è
evidentissima la divisione di Cassini e una sfumatura alle anse (anello
C) mentre sul globo si scorge una banda equatoriale e un serie di sfumature
della regione polare nord.
Visibili facilmente 3 satelliti vicini al pianeta (Titano escluso).
Curioso il fatto che usando il filtro lunare in dotazione i dettagli
sul globo acquistavano contrasto, stesso dicasi con un rosso chiaro #23A
contrariamente alle credenze popolari che sconsigliano l'uso dei filtri
su Saturno...
VENERE: a sole ormai sorto ho messo alla prova anche la funzionalità
dei cerchi graduati che, avendo un diametro di soli 6 cm, mi hanno procurato
qualche grattacapo.
Venere in pieno giorno brillava fulgida nel campo di un SP12.4 (81x)
corredato con filtro blu #80A non curandosi granchè della turbolenza
atmosferica, era facilmente visibile la fase.
Anche raddoppiando l'ingrandimento e ricorrendo al filtro rosso non
si scorgono però ulteriori dettagli a prescindere dalla fase.
SOLE: siamo ricorsi ad un adattatore autocostruito per utilizzare
un filtro in vetro Thousand Oaks da 20 cm e a quando pare ne è valsa
la pena!
Nonostante il periodo un po' sfavorevole (in inverno il sole è
bassissimo di latitudine) le macchie solari sono nettissime, all'oculare
SP 6.4 (158x) si distingue perfettamente la zona centrale che appare di
un nero profondo mentre le zone periferiche si stagliano dal rosso disco
solare esibendosi in diverse sfumature grigie e nelle loro forme più
stravaganti; sostenzialmente la visione del Sole è meravigliosa,
una piccola rivincita che il Callisto si prende nei confronti dei più
blasonati Schmidt-Cassegrain, che offrono un'immagine della nostra stella
perennemente tremolante.
LUNA: purtroppo l'astro che sulla carta doveva essere il terreno
di caccia preferito del Callisto si trovava a 2 giorni dal novilunio per
cui mi è stata impossibile l'osservazione.
PROFONDO CIELO: semplicemente esemplari le immagini di alcuni
famosi oggetti deep-sky offerte dal tubone Antares, considerando che dopotutto
osservavo da un centro abitato.
M42 era bellissima già all'oculare KE25 (40x) mentre era mozzafiato
con un PL32 (31x) e un filtro Lumicon OIII, con un campo reale di 1.3°
le numerosissime stelline sembravano teste di spilli immerse nel vortice
di sfumature gassose della nebulosa.
Nelle medesime condizioni, seppur con una fatica fuori dal comune,
è stato possibile scorgere anche IC434, meglio conosciuta come Testa
di cavallo.
Spettacolari le Pleiadi, che stanno quasi interamente nel campo inquadrato
dall'oculare da 32, si contano decine e decine di stelle.
Molto belli e risolti in una miriade di stelline gli ammassi aperti
M35, M41, M44, il doppio ammasso del Perseo, le Iadi e gli ammassi aperti
dell'Auriga; un pelo deludenti M31 e M33, probabilmente a causa dell'inquinamento
luminoso.
Evidente comunque la superiorità del Callisto rispetto ai comuni
riflettori da 114mm ed oltre.
NOIE E INCONVENIENTI
Osservando ad alti ingrandimenti era evidente una fastidiosa instabilità
del treppiede, probabilmente un po' troppo leggero.
CONCLUSIONI
Ho trovato più di una fonte di perplessità provando il
Callisto ma quando si pensa che per 1.000 € si porta a casa un rifrattorone
da 120mm ogni commento è sprecato; fino a qualche anno fa ciò
era solo fantascienza!
Il Callisto va ben più forte di tutti i 114 e di diversi "5
pollici" a specchio (a volte costando anche meno); perfino l'ottimo Meade
127 NT LXD500A è costretto a cedere il passo.
Al prezzo di 1.005 € va aggiunta la spesa per altri 2 oculari,
meglio se di alta qualità per sopprimere il più possibile
le aberrazioni cromatiche extra-assiali (per esempio i Radian TeleVue,
i Vixen LV oppure se si riuscisse a reperirli dei sempre ottimi OR) e naturalmente
il motore in AR.
Sarebbe una bella cosa sostituire il treppiede con uno maggiormente
dimensionato e magari anche il cercatore con un modello più prestante
ma questo sconfina del campo della pignoleria.
Anche in questo caso ometterò la classica tabella dei concorrenti, in quanto i rifrattori acromatici da 120mm (Konusuper 120 e Ziel Cosmo II) disponibili sul mercato italiano vantano le stesse caratteristiche tecniche e meccaniche del Callisto pur commercializzati ad un prezzo leggermente più competitivo mentre mi sembra inverosimile il confronto col Vixen 120S in quanto appartiene ad una fascia di prezzo a se stante.
ULTERIORI CONSIDERAZIONI
Certo che se all'Antares decidessero di produrre un doppietto simile
aperto a f/13 o giù di li ed equipaggiarlo con la stessa montatura
del modello IO, il telescopio costerebbe si 500 € in più (vista
la competitività della manodopera cinese) ma in compenso le sue
immagini degli oggetti del sistema solare avrebbero ben poco da invidiare
agli apocromatici che costano 10 volte tanto. Chi ha orecchie per intendere...
La carta d'identità:
Costruttore: Antares
Modello: Callisto
Prezzo: 1.005 €
Importatore per l'Italia: PAIM S.p.A. Firenze
Diametro: 120 mm
Lunghezza focale: 1000 (f/8.3)
Montatura: equatoriale alla tedesca motorizzatabile
Peso complessivo: 16 Kg
Pregi
Prezzo
Ottimo focheggiatore
Buona dotazione
Montatura motorizzabile
Buone potenzialità ottiche
Difetti
Aberrazione cromatica extra-assiale evidente
Treppiede un po' debole
Qualità cercatore appena sufficiente
Cerchi graduati piccoli